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Curriculum del Dott. Massimo Nardi

Scritto da Dott. MAssimo Nardi

Nato a Roma il 20/02/1951, coniugato con tre figli si è specializzato in Urologia presso l'Università Statale "La Sapienza" di Roma. Dal 1976 si è comunque dedicato alla Chirurgia Generale, come assistente volontario presso l'Ospedale Civile di Portogruaro. Nel 1979, vincitore di pubblico concorso, ha  iniziato la propria carriera come ufficiale medico presso il Policlinico Militare di Roma "Celio". Ha istituito il primo ed unico centro di Dialisi militare che ha diretto fino al 1989. Durante questo lungo periodo ha ricoperto gli incarichi di assistente chirurgo, capo reparto chirurgia ,dal 1998 è Capo Dipartimento Area Chirurgica.Dal luglio 2009 ricopre l'incarico di Capo Area Chirurgia. In qualità di chirurgo ha partecipato ha tutte le missioni italiane all'estero, traendone notevole esperienze in chirurgia d'urgenza, nella gestione delle ferite d'arma da fuoco e delle emergenze in generale. Ha eseguito come primo operatore oltre quattromila interventi chirurgici e circa trecento interventi su ferite da arma da fuoco. Dal 1994 ha iniziato ad interessarsi di laparoscopia e chirugia mininvasiva. Ha pubblicato oltre cinquanta articoli scientifici, partecipato a numerosi convegni nazionali ed internazionali quale relatore. Professore  a contratto presso L'università "La Sapienza " di Roma ed insegnante di Anatomia Umana del Corso di Laurea in Scienze Infermieristiche dell'Università di Tor Vergata.Scritto da Dott. MAssimo Nardi Curriculum del Dott. Massimo Nardi

CHE COSA S’INTENDE PER ERNIA

L’ernia è la fuoriuscita di un tratto di viscere  avvolto in un sacco, chiamato peritoneo, attraverso una zona di minor resistenza della parete addominale.

Le ernie sono in genere di natura congenita e si  manifestano in quelle aree dell’addome dove  per motivi embriogenetici vi sono dei  tramiti obbligati per far transitare visceri ( per esempio il canale inguinale dove transitano  il deferente ed i vasi spermatici nell’uomo  ).

Ma proprio per la sua natura legata ad una lassità congenita della parete addominale esistono ernie in altre zone del corpo umano, per esempio l’ombelico, dove passano le arterie e le vene ombelicali durante la vita prenatale. Vi sono ernie rare come quelle di Spigelio, legate ad una lassità dei muscoli della parete addominale all’incrocio tra due fasci muscolari o le ernie crurali, più frequenti nella donna  e che  si formano nell’area di passaggio dei vasi venosi e arteriosi che vanno alle gambe.

Esistono, infine, anche delle ernie acquisite, in genere su cicatrici di  pregressi interventi chirurgici e che  prendono il nome di laparoceli.

In questa sede parleremo di ernie inguinali rinviando i laparoceli ad un altro articolo.

La patologia erniaria è  in realtà molto frequente, interessando con una certa preponderanza il sesso maschile  più che quello femminile.

Spesso il paziente non avverte disturbi  alla comparsa  dell’ernia; questi si manifestano più frequentemente con il passare del   tempo   sotto forma di tumefazione locale, senso di peso, dolore al testicolo, necessità di  riposizionare manualmente la tumefazione in addome, nei casi più accentuati non è raro incontrare persone con la mano in tasca che cercano costantemente di ridurre l’ernia.

L’ernia di per sé non è mai una malattia grave, oggi non mette  a rischio la vita del paziente, ma certo può complicarla e creare  disagi specialmente alle persone abituate ad avere una vita attiva o  a coloro che praticano sports.

 

La complicanza  principale e più seria dell’ernia è il suo strozzamento.

Questo si verifica per una incompatibilità tra le dimensioni dell’ernia  ed il diametro del colletto ( il foro o tramite attraverso cui passa l’ernia).

Questa complicanza purtroppo si verifica con una certa frequenza  ed in maniera molto capricciosa ed imprevedibile  e, se è certamente vero che oggi    non si muore più di ernia strozzata, è pur vero che tale evenienza complica notevolmente l’intervento, obbliga ad una anestesia periferica o generale, richiede una degenza ospedaliera più lunga del normale e una riabilitazione più lenta costringendo, nei casi più gravi, ad eseguire una eventuale resezione degli organi intestinali strozzati.

 

COSA FARE  IN CASO D’ERNIA ?

L’unico  trattamento accettabile per l’ernia, di qualunque natura esso sia è il trattamento chirurgico.

I cinti, le mutande elastiche  le terapie sclerosanti, non hanno mai  fornito alcuna garanzia e\o risultati apprezzabili., anzi le sclerosanti ed i cinti  hanno l’effetto deleterio di   creare aderenze tra il sacco erniario e la parete   muscolare o la fascia .

 

QUALE INTERVENTO PER L’ERNIA ?

NOTE DI TECNICA ED ANESTESIA

Le tecniche chirurgiche ed anestesiologiche hanno completamente trasformato l’intervento per ernia inguinale.

Oggi nella stragrande maggioranza dei casi è possibile intervenire  per via ambulatoriale , in anestesia locale o in loco regionale, con una degenza massima di un giorno, anzi in molti casi si può effettuare l’intervento  senza degenza: la così detta “day surgery” o “one day surgery”.

 

Posta l’indicazione all’intervento, il paziente  dovrà eseguire una serie di accertamenti di laboratorio e strumentali per valutare le sue condizioni di salute.

Il medico insieme al paziente  stabilirà il tipo di anestesia e l’indicazione o meno al trattamento in day surgery.

 

In genere  non è opportuno il trattamento in anestesia locale per pazienti con ernie molto voluminose, per le recidive, per pazienti con patologie associate.

 

L’anestesia locale viene eseguita utilizzando un cocktail di farmaci per uso locale che garantiscono un’anestesia rapida e duratura.

Il paziente avverte inizialmente un modesto bruciore e formicolio, poi tutta la parte risulta insensibile, similmente a quello che avviene per  esempio dal dentista.

 

L’anestesia loco-regionale si pratica somministrando per via perdurale selettiva  una piccola quantità di anestetico locale. La puntura in questo caso viene praticata   sulla colonna vertebrale, ma non è una spinale perché non si entra nello spazio subaracnoideo. Questa metodica necessita di un  giorno di ricovero.

 

 

L’intervento chirurgico si avvale,ormai da alcuni anni, dell’uso di protesi, le così dette reti, per correggere il difetto della parete ed effettuare così una plastica  senza tensione dei tessuti.

In effetti questo è  il vero vantaggio rispetto al passato, quando  i tessuti venivano avvicinati l’uno all’altro creando solo tensioni, ma anche dolore intenso nel post operatorio.

Le reti, che sono formate da materiale inerte, altamente biocompatibile,permettono la ricostruzione della parete grazie alla migrazione in sede delle cellule  del nostro corpo.

 

Esistono diversi tipi di rete e diversi materiali, a seconda della sede di utilizzo e delle metodiche operatorie adottate.

 

In genere il paziente affetto da  un’ernia pone  al chirurgo una serie di domande, sia per meglio comprendere la propria patologia, sia il tipo d’intervento che sarà adottato.

 

PERCHE’ OPERARSI D’ERNIA?

L’ernia, di qualunque tipo essa sia, non è certamente una  patologia mortale, ma certamente è ingravescente e può limitare la vita di relazione delle persone: si pensi a chi affetto da ernia inguinale voluminosa è costretto a rimetterla costantemente a posto con la mano  attraverso  la tasca dei pantaloni.

A questo vanno aggiunti i rischi imprevedibili dello strozzamento dell’ernia.

 

LE RETI POSSONO ESSERE UTILIZZATE SEMPRE?

 

Come detto le reti sono  fabbricate in materiale non riassorbibile, per cui il loro utilizzo non è indicato nei giovani in accrescimento e nelle donne in età fertile.

In questi casi si useranno solo materiali riassorbibili, anche se danno minori garanzie  nel tempo.

 

SI PUO’ ESSERE OPERATI D’ERNIA INGUINALE IN LAPAROSCOPIA?

 

E’ una delle tecniche adottate, ma il suo utilizzo è limitato dal fatto di essere un intervento più invasivo di quello “tradizionale” : infatti è da eseguire in anestesia generale, bisogna penetrare con lo strumentario in addome e operare vicino a strutture anatomiche molto a rischio.

Il suo utilizzo è limitato alle  ernie inguinali bilaterali ed alle plurirecidive.

 

COME SARA’ LA CONVALESCENZA?

 

In genere dopo l’intervento chirurgico, localmente si ha una reazione locale  con la formazione di una tumefazione non dolente e che varia da persona a persona ma è legata alla reazione alla rete.

Tale tumefazione nell’arco di una ventina di giorni scompare e non  impedisce di muoversi e camminare.

Non si debbono effettuare sforzi fisici almeno per quaranta giorni e non si deve guidare per una settimana circa; infatti  si potrebbe avere una riduzione dei riflessi agli arti inferiori, per il dolore.

Sarà comunque molto utile mobilizzarsi al più presto per permettere una migliore disposizione della rete stessa.

 

DOVE  POSSO OPERARMI?

 

E’ possibile operarsi di ernioplatica inguinale  presso la maggior parte degli ospedali pubblici e delle cliniche  private e/o convenzionate

Personalmente opero presso la casa di cura privata  MADONNA DELLA FIDUCIA sita in Roma Via Cesare Correnti Tel 06/784621 Dove è in funzione un servizio di Day Surgery,che non solo assicura la possibilità di effettuare  l’intervento in tempi molto brevi e con la massima accuratezza; ho una casistica personale di oltre mille ernie,fornendo inoltre assistenza pot-operatoria telefonica e se del caso domiciliare per eventuali problemi.

Per qualunque  ulteriore chiarimento, potrete comunque contattarmi presso la clinica o scrivendo alla mia e-mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 

 

 

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